Prima che la terapia abbia inizio viene effettuato con il cliente un incontro preliminare il cui scopo è chiarire la domanda iniziale, cos’è che il cliente vuole e sta cercando, cosa sta chiedendo al terapeuta.

Durante gli incontri successivi, oltre a continuare ad esplorare e definire la domanda, vengono definiti gli obiettivi della terapia e un’ipotesi di percorso (durata e frequenza degli incontri).

Terminata questa prima fase inizia il percorso terapeutico vero e proprio.

Nello scegliere il professionista a cui rivolgersi, il cliente ha diritto a conoscere quale è l’approccio a cui il terapeuta fa riferimento e quali le metodologie di lavoro utilizzate.

Il Dott. Giovanni Botta utilizza un approccio che integra Terapia della Gestalt e Analisi Transazionale.

Psicoterapia della Gestalt

La Terapia della Gestalt è un approccio umanistico alla psicoterapia che si accosta in maniera olistica all’esperienza umana stimolando nell’individuo la responsabilità (intesa come capacità di rispondere in maniera congruente alla situazione) e la consapevolezza dei bisogni psichici e fisici attuali, del qui ed ora.

Fu fondata nel 1950 circa ad opera di Federick (“Fritz”) S. Perls, che si era precedentemente formato alla Psicoanalisi tradizionale. La sua insoddisfazione rispetto ad alcune teorie e metodi freudiani lo portò a sviluppare un proprio sistema di psicoterapia, che si configurò da subito come la sintesi creativa varie idee e correnti culturali, filosofiche e psicologiche, del tempo.

La Gestalt di Perls si caratterizza per un atteggiamento marcatamente relazionale e per un’attenzione diretta più alla salute mentale che alla patologia. Punto centrale, nella terapia gestaltica, è l’idea che il paziente si riappropri dei propri potenziali. Per far si che ciò avvenga si da sostegno e spazio alla capacità di autoregolazione organismica, alla responsabilità individuale e alla consapevolezza, che sono considerati fattori fondamentali di cambiamento e di crescita. Nel concetto di autoregolazione organismica è insita l’idea che ognuno di noi ha una propria saggezza naturale, che quando è attiva permette all’organismo di continuare in maniera naturale e spontanea il proprio processo di crescita. Non è qualcosa da cercare fuori da sé perché fa parte del patrimonio personale che ognuno di noi ha fin dalla nascita, è una saggezza interiore e spontanea che, se contattata e ripristinata, ha la capacità di guidare in maniera naturale e spontanea la persona verso la salute, il benessere e la guarigione. Sostanzialmente non si tratta di aggiungere o togliere nulla alla persona, ma semplicemente favorire e creare le condizioni affinché l’organismo continui naturalmente il suo processo di crescita. Il concetto di crescita personale acquisisce così una tale importanza e centralità tanto da essere considerato sia come fondamentale fattore nella formazione del terapeuta, che come essenza del processo di “guarigione” del paziente.

Il disagio individuale, che si può manifestare su di un piano cognitivo, affettivo e/o corporeo, viene quindi inteso come esito di un’interruzione del normale processo di autoregolazione dell’organismo, della sua naturale tendenza alla crescita. In questo contesto stimolare la consapevolezza dell’individuo, la sua capacità di essere presente nel qui ed ora, e la sua responsabilità (intesa come capacità di rispondere in maniera congruente alla situazione attuale) diventano sia strumenti del lavoro terapeutico che esiti ideali del processo terapeutico stesso. Per Perls, quindi, l’ideale terapeutico è un uomo consapevole, che vive nel qui ed ora ed è responsabile delle sue azioni. “Qui ed ora”, “Consapevolezza” e “Responsabilità” sono quindi tre principi guida strettamente collegati tra di loro. Se la consapevolezza è il principio guida, l’essere attenti al qui ed ora stimola appunto una presenza consapevole, estremamente realistica, che si manifesta nel vivere l’esperienza nella sua interezza, attimo dopo attimo, senza blocchi, evitamenti e distrazioni. Questi ultimi se è vero che possono proteggerci da dolori e paure, allo stesso tempo ci allontanano dalla pienezza del nostro essere, da noi stessi.

La terapia consiste essenzialmente in tentativi di allargare la consapevolezza di sé delle persone. Per far ciò si può ricorrere alle esperienze passate, ai ricordi, agli stati emotivi, alle sensazioni corporee, ai sogni. Lo scopo è che possano emergere e manifestarsi liberamente tutte le potenzialità dell’individuo rimaste, fino a quel momento, sopite o represse.

La psicoterapia della Gestalt si caratterizza anche per il metodo operativo tipicamente basato in prevalenza sull’esperienza (anche attraverso l’utilizzo di alcune tecniche particolari). L’esperienza ha una sua importanza sia nel comprendere i problemi del paziente che nell’individuazione ed esplorazione delle possibili soluzioni.

In questo modo ogni singolo cambiamento vissuto in terapia si configura come una esperienza viva, attraverso la quale il paziente esplora le possibili soluzioni ai suoi problemi non soltanto tramite comprensioni intellettuali e razionali, ma anche sulla base di una comprensione di tipo fenomenologico, che include emozioni ed esperienze corporee.

Analisi Transazionale

L’Analisi Transazionale trae origine, i primi sviluppi e l’ispirazione carismatica da Eric Berne (1910-1970). Berne si era formato come psichiatra e psicanalista, tuttavia non volle diventare mai ufficialmente un analista. Se da un lato si sentiva attratto dalla acutezza e profondità della psicanalisi, dall’altro non ne condivideva la lentezza, complessità e rigidità. Ciononostante la psicanalisi lo influenzò molto.

L’Analisi Transazionale è in primo luogo una filosofia, una concezione dell’uomo. Tale filosofia si inscrive all’interno della vasta corrente della psicologia umanistica. L’idea centrale di tale concezione dell’uomo è che ognuno è OK. Questo sta a significare che ogni individuo è dotato di valore e dignità in quanto persona. Si tratta di un’affermazione sull’essenza più che sul comportamento. In questo senso è possibile che io non accetti ciò che tu fai, ma sempre accetto quello che tu sei. In altre parole ognuno di noi, a prescindere dal proprio stile di comportamento, ha un nucleo di fondo che è degno di essere amato, e che ha la potenzialità e il desiderio di crescita e di auto-realizzazione.

Possiamo affermare che l’Analisi Transazionale è una teoria della personalità e una terapia sistematica ai fini della crescita e del cambiamento della persona.

In quanto teoria della personalità l’A.T. ci mette a disposizione una chiave di lettura su quale è la nostra struttura da un punto di vista psicologico, utilizzando un modello in tre parti noto come modello degli stati dell’Io. Attraverso questo modello possiamo capire come funzioniamo. Gli Stati dell’io denominati Genitore, Adulto e Bambino, sono insiemi coerenti e internamente organizzati di pensieri, emozioni e comportamenti e, a differenza delle istanze freudiane (io, es e super-io) che esistono solo come realtà concettuali, sono realtà fenomenologiche e cioè hanno una loro vita e una loro storia. Nella condizione di salute mentale lo Stato dell’Io non è irrigidito in un’unica esperienza ma, riflettendo il continuo di consapevolezza, l’individuo sperimenta Stati dell’Io differenziati (in alcuni momenti Genitore, in altri Bambino e in altri ancora Adulto) con le loro innumerevoli sfumature. Ogni Stato dell’Io ha la sua funzione e la sua importanza. Proprio individuando e definendo con chiarezza i confini degli Stati dell’Io, attivi momento per momento, è possibile attivare l’Adulto; quest’ultimo, partendo dai dati dell’esperienza, è in grado di elaborare valutazioni e di operare scelte coerenti con i bisogni attuali. Il disagio individuale, i sintomi, sono visti come la conseguenza di contaminazioni dell’Adulto da parte di stati arcaici della personalità che, bloccandone e limitandone le funzioni, gli impediscono di attuare scelte autonome e coerenti con il qui e ora.

L’Analisi Transazionale fornisce anche una teoria dello sviluppo infantile. Attraverso il concetto di copione, spiega come nella nostra vita di adulti continuiamo a riproporre delle strategie apprese durante l’infanzia, anche quando queste hanno come esito risultati autolesionisti o dolorosi. In questo modo l’Analisi Transazionale propone anche una teoria della psicopatologia.

Da un punto di vista pratico l’Analisi Transazionale fornisce un sistema di psicoterapia, utilizzabile nel trattamento di disturbi psicologici di ogni tipo, spaziando dai problemi della vita di ogni giorno alle psicosi gravi. Tele metodo di terapia è applicabile nel contesto di lavoro individuale, di gruppo, di coppia e familiare.

Integrazione di Gestalt e A.T.

Possiamo affermare che i due approcci si sono reciprocamente influenzati. Come abbiamo già visto traggono entrambi origine dalla psicoanalisi, proponendosi come modelli autonomi dalla scuola freudiana classica. Furono sviluppate, la Gestalt da Perls, l’Analisi Transazionale da Berne, negli stessi anni, essendo i due fondatori contemporanei. Entrambe le scuole possono rientrare all’interno della psicologia umanistica, mettendo al centro del loro interesse la crescita e lo sviluppo dell’individuo e dei gruppi sociali.

I due approcci hanno una certa complementarietà, avendo alla base dei punti in comune, così come notevoli differenze tra di loro. Semplificando potremmo dire che la Gestalt pone una maggiore attenzione al processo, a ciò che accade nel “qui ed ora” ed è visibile ed osservabile, mentre l’Analisi Transazionale si caratterizza per la visione chiara sul contenuto, sulla struttura intrapsichica che governa la personalità.

L’integrazione dei due modelli permette quindi al terapeuta una chiave di lettura più ampia, così come un maggiore spazio di intervento e la possibilità di agire con efficacia sia sul livello del processo, che su quello del contenuto.